Gli enti non profit e le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, come le associazioni, le fondazioni i comitati ed altri tipi di organizzazione, sono caratterizzati da una logica di perseguimento di una specifica mission e dalla mancanza di logiche di profitto. A questa peculiarità, che le contraddistingue, si aggiunge il fatto che i soci di queste organizzazioni prestano la propria opera ed il proprio lavoro in modo gratuito e che molte altre persone prestano il proprio tempo ed il proprio lavoro in modo volontario. Le organizzazioni no profit perseguono la propria mission attraverso il lavoro dei soci, dei volontari, coniuntamente ai collaboratori e ai dipendenti retribuiti, i quali lavorano per il perseguimento  degli stessi obbiettivi.

Queste caratteristiche, tal volta portano a giustificare un certo grado di deresponsabilizzazione della gestione. Capita di sentire ragionamenti di questo tipo: “lo faccio gratis, non gradisco regole o paletti che delimitano la mia azione”. Una discussione frequente alla quale tutti abbiamo partecipato almeno una volta riguarda il seguente ragionamento: “io non apprezzo questa gestione aziendalistica, noi siamo una onlus”. Intendendo con ciò che cosa? Forse affermando che una gestione efficiente toglie spontaneità, libertà e naturalezza alle attività della organizzazione? Può essere, ma non convince, una buona gestione ha il solo effetto di massimizzare i risultati e non certo di limitarli.

E’ vero che la logica non lucrativa ed il volontariato caratterizzano gli enti no profit, ma è anche vero che questa specificità non li dispensa affatto da responsabilità. Basta pensare alle attese dei beneficiari e dei donatori, alla disponibilità dei volontari e dei dipendenti: non si deve mai dimenticare che si lavora con risorse umane e finanziarie, che spesso derivano da contributi e donazioni.

E’ quindi un obbligo utilizzare al meglio le risorse disponibili e dotarsi di strumenti adeguati, a partire dalla loro stessa struttura organizzativa, affinché le risorse vengano utilizzate nel perseguimento dello scopo sociale col massimo grado di efficienza, efficacia e sostenibilità possibile, nel  rispetto dei diritti, purché legittimi, dei portatori di interessi (o “stakeholder”), non foss'altro che per rispetto e riconoscimento morale di tutti coloro che contribuiscono alle risorse: i volontari, i dipendenti, i donatori e chiunque apporti qualcosa per il perseguimento della mission (lavoro, finanziamenti, ecc.).

E quando si parla di strumenti adeguati bisogna certamente includere, oltre che gli strumenti di normale gestione ed organizzazione, anche tutto ciò che occorre per misurare i risultati e rendicontare agli interessati  cosa si fa,  come lo si fa e quali risorse sono state utilizzate.

Il fatto che un’organizzazione non profit si autodefinisce "mission oriented", non significa molto e non può essere una informazione sufficiente agli occhi della società civile, sopratutto se la mission non viene comunicata in maniera efficace ai propri stakeholder e se non vengono rilevati e comunicati costantemente i risultati raggiunti .

Nel Libro Verde della Commissione UE “Promuovere un quadro europeo per la CSR” la Corporate Social Responsibility è definita come: “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici, ma anche andare al di là, investendo “di più”

• nel capitale umano,
• nell’ambiente
• e nei rapporti con le altre parti interessate”.

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